I fondamentali

Conviene investire nel mattone in Italia? Il rendimento reale

Ultimo aggiornamento: maggio 2026

In Italia il mattone ha uno status quasi sacro. "I soldi nel mattone non si perdono mai" è una frase che molti hanno sentito ripetere da genitori e nonni come una verità di buon senso. È una convinzione profonda, e proprio per questo vale la pena guardarla con i numeri alla mano. Vediamo quanto rende davvero un immobile affittato in Italia, e cosa è successo ai prezzi delle case negli ultimi decenni.

Comprare casa è un buon investimento?

Qui serve fare una distinzione che cambia tutto. La casa in cui vivi e la casa che compri per affittarla sono due cose completamente diverse.

La casa in cui abiti non genera reddito: ti fa risparmiare l'affitto, e questo ha un valore, ma comporta costi (imposte, manutenzione, spese) e immobilizza una grande quantità di capitale in un solo bene. Per questo va considerata più una scelta di vita che un investimento.

La casa comprata per metterla a reddito, invece, è un vero e proprio investimento, perché produce un canone. La domanda giusta allora diventa una sola: quanto rende davvero, una volta tolto tutto?

Quanto rende davvero un immobile affittato

Qui casca l'asino, perché la maggior parte delle persone ragiona sul rendimento lordo e dimentica tutto il resto. Facciamo un esempio concreto, basato su numeri reali di mercato.

Immagina un appartamento che costa, tutto compreso, 260.000 euro, e che affitti a 1.000 euro al mese, cioè 12.000 euro all'anno. Sul prezzo di acquisto, sembra un rendimento lordo del 4,6%. Niente male, all'apparenza. Ora però togliamo le voci che pochi calcolano: la cedolare secca al 21% (2.520 euro), l'IMU e le spese (intorno ai 1.800 euro), la manutenzione e gli imprevisti (circa 1.000 euro). Il reddito netto scende a circa 6.680 euro, e il rendimento netto reale crolla intorno al 2,5-2,6%.

E non abbiamo ancora contato i periodi di sfitto (i mesi in cui l'appartamento resta vuoto tra un inquilino e l'altro), l'eventuale morosità dell'inquilino, i tempi lunghi di un eventuale sfratto, e i costi di transazione quando un giorno vorrai rivendere. La stima più conservativa è netta: la quota di affitto realmente disponibile per il proprietario varia spesso tra il 25% e il 30% del canone lordo una volta contato tutto.

I prezzi delle case salgono sempre? Il valore reale

L'altra metà della convinzione popolare è che il valore della casa cresca comunque nel tempo. Anche qui i numeri raccontano una storia più complessa, e la chiave è la differenza tra valore nominale e valore reale.

Il valore nominale è il prezzo sul cartello. Il valore reale è quel prezzo depurato dall'inflazione, cioè il potere d'acquisto vero che ci ricavi. Ed è qui che la storia cambia. Negli ultimi dieci anni i prezzi nominali delle case in Italia sono rimasti quasi fermi: tra l'estate 2013 e l'estate 2023 l'aumento è stato di un marginale 0,18%. Se a questo togli l'inflazione, il potere d'acquisto investito nel mattone si è eroso. Le analisi di Nomisma mostrano che dopo il picco del 2007-2008, i valori reali delle case nelle grandi città sono scesi in modo significativo.

Questo non significa che il mattone sia sempre un cattivo affare. Significa che il mattone non garantisce affatto, da solo, di battere l'inflazione, e che il "non si perde mai" è più un modo di dire che un fatto.

I rischi che pochi mettono in conto

Oltre ai numeri del rendimento, l'investimento immobiliare porta con sé caratteristiche che vanno conosciute prima di firmare.

La prima è la scarsa liquidità: vendere una casa richiede mesi, a volte anni, e non puoi liquidarne "un pezzo" se ti serve una parte del capitale. La seconda è la concentrazione del rischio: comprare un immobile significa mettere una quota enorme del proprio patrimonio in un solo bene, in una sola città, in un solo quartiere. Se quella zona perde appeal, te lo porti tutto addosso. La terza è la gestione attiva: inquilini, manutenzioni, burocrazia e fisco richiedono tempo ed energie, un po' come un secondo lavoro.

Nessuno di questi è un difetto fatale. Sono semplicemente elementi che vanno pesati con onestà, accanto al rendimento reale, prima di decidere che il mattone sia automaticamente la scelta migliore per i propri risparmi.

Domande frequenti

Può avere senso, ma con aspettative realistiche: il rendimento netto reale in Italia si attesta spesso intorno al 2-3% annuo, dopo tasse, IMU, manutenzione, spese e periodi di sfitto. Va confrontato con altre forme di impiego del capitale, tenendo conto della scarsa liquidità e della concentrazione del rischio.

Il rendimento lordo è il canone annuo diviso il costo dell'immobile, senza considerare i costi. Il rendimento netto sottrae tasse (cedolare secca o IRPEF), IMU, spese condominiali, manutenzione e periodi di sfitto. La differenza è ampia: il netto è in genere meno della metà del lordo apparente.

No. Negli ultimi dieci anni i prezzi nominali sono rimasti quasi fermi, e al netto dell'inflazione il valore reale delle case nelle grandi città è sceso rispetto ai massimi del 2007-2008. Il mattone non garantisce di per sé di battere l'inflazione.

No, non in senso stretto: non genera reddito e immobilizza capitale, pur facendoti risparmiare l'affitto. È più corretto considerarla una scelta di vita. L'investimento è la casa comprata per affittarla.

Dipende dai tuoi obiettivi, dall'orizzonte temporale e dalla tua situazione. Il mattone offre un bene tangibile ma poco liquido e concentrato; altri strumenti offrono maggiore diversificazione e liquidità. La scelta va fatta confrontando i rendimenti reali netti e i rischi di ciascuna opzione.

I contenuti di questo articolo hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Le decisioni di investimento richiedono un'analisi della tua situazione individuale.