I fondamentali

Conviene investire in oro nel 2026?

Ultimo aggiornamento: 1 maggio 2026

L'oro esercita un fascino che pochi altri beni hanno. È bello, è raro, attraversa i secoli, e ogni volta che il mondo trema il suo prezzo sale e i giornali ne tornano a parlare. Negli ultimi due anni questo è successo in modo clamoroso. La domanda allora diventa concreta: oggi conviene mettere i propri risparmi in oro? Vediamo cosa dicono i dati, lasciando da parte sia l'entusiasmo sia la diffidenza.

L'oro è un buon investimento?

Per rispondere serve tornare a cosa rende un bene un vero investimento: deve essere fruttifero, oppure destinato ad aumentare di valore nel tempo, e servire un tuo obiettivo. L'oro inciampa proprio sul primo punto. Un lingotto chiuso in cassaforte non produce nulla: non genera fatturato, non distribuisce utili, non paga interessi. Una quota di un'azienda solida, invece, lavora ogni giorno e può distribuire dividendi. Un immobile affittato porta un canone. L'oro resta lì, e il suo unico modo di "rendere" è che qualcuno, un domani, sia disposto a pagarlo più di quanto l'hai pagato tu.

Questo non lo rende inutile. Lo rende una cosa diversa: una riserva di valore. Storicamente l'oro ha protetto il potere d'acquisto nel lunghissimo periodo, perché le persone continuano ad attribuirgli valore proprio in quanto bene raro e riconosciuto ovunque. Il suo rendimento annualizzato di lungo periodo si colloca generalmente intorno al 7-8%, ma con percorsi molto irregolari: lunghi anni piatti, seguiti da impennate concentrate.

Quanto è cresciuto l'oro e perché

Il 2025 è stato un anno da manuale per capire come si muove l'oro. Secondo il World Gold Council, l'oro ha segnato oltre 50 nuovi massimi storici e superato il 60% di rialzo, una delle migliori performance dal 1971. All'inizio del 2026 ha superato per la prima volta i 5.000 dollari l'oncia.

Dietro questa corsa ci sono ragioni precise, e conoscerle aiuta a non scambiare un momento eccezionale per la norma. Hanno pesato soprattutto le forti tensioni geopolitiche, la debolezza del dollaro e gli acquisti massicci da parte delle banche centrali, che stanno diversificando le loro riserve. Il congelamento delle riserve russe dopo le sanzioni ha mostrato i limiti di un sistema basato solo sul dollaro, spingendo molti paesi verso l'oro.

Qui sta il punto delicato. Quando un asset ha appena fatto +60% in un anno, la tentazione di salire sul treno è fortissima. Ma comprare qualcosa solo perché è già salito molto è l'errore più classico, e spesso il più costoso. Il prezzo di oggi riflette già tutte queste paure; nessuno sa se la corsa continuerà o se seguirà una fase di assestamento.

I costi nascosti dell'oro fisico

Comprare oro fisico, lingotti o monete, ha un fascino concreto: è tuo, lo tocchi, lo tieni. Porta però con sé costi e rischi che erodono il rendimento e che spesso vengono dimenticati.

C'è lo spread tra prezzo di acquisto e di vendita: quando compri paghi un po' più del prezzo di mercato, quando vendi incassi un po' meno. C'è il problema della custodia: tenerlo in casa significa esporsi a furti, conservarlo in una cassetta di sicurezza ha un costo annuo. C'è il tema della liquidità e dell'autenticità: rivendere lingotti o monete richiede di trovare un compratore affidabile e talvolta di certificare la purezza. Tutto questo rende l'oro fisico più adatto a chi cerca un bene tangibile per ragioni personali che a chi vuole far crescere un capitale in modo efficiente.

Quanto oro avrebbe senso avere

Su questo i dati e la storia della finanza danno un'indicazione abbastanza condivisa: l'oro ha senso come piccola componente di un portafoglio già diversificato, con la funzione di ammortizzatore nelle fasi di crisi. Non come il cuore dei propri risparmi.

Il motivo è semplice. Concentrare gran parte del capitale su un singolo bene, qualunque esso sia, espone al rischio peggiore: quello di puntare tutto sul cavallo sbagliato al momento sbagliato. Chi avesse comprato oro al picco del 2011 avrebbe aspettato diversi anni solo per tornare in pari. La diversificazione serve proprio a non dipendere dal destino di un singolo asset, e questo vale per l'oro esattamente come per qualsiasi altra cosa.

Il modo concreto con cui inserire una quota d'oro in un portafoglio, in che forma e in che proporzione rispetto agli altri strumenti, è una scelta che dipende dai tuoi obiettivi e dal tuo orizzonte temporale, e va costruita con criterio insieme a chi può analizzare la tua situazione nel suo insieme.

Domande frequenti

L'oro può avere senso come piccola parte di un portafoglio diversificato, con funzione di protezione nelle fasi di crisi. Dopo il rally eccezionale del 2025 (oltre +60%), però, va guardato con prudenza: comprare un bene solo perché è già salito molto è rischioso, perché il prezzo attuale riflette già le tensioni in corso.

L'oro protegge il potere d'acquisto nel lunghissimo periodo, con un rendimento annualizzato storico intorno al 7-8%, ma in modo molto irregolare. Non produce reddito (niente cedole o dividendi), quindi funziona più come riserva di valore che come motore di crescita del capitale.

L'oro fisico comporta spread di acquisto e vendita, costi di custodia, rischio di furto e difficoltà di rivendita. Esistono forme più efficienti e meno costose per avere esposizione all'oro, da valutare in base alla propria situazione e ai propri obiettivi.

Per una combinazione di tensioni geopolitiche, debolezza del dollaro e acquisti massicci da parte delle banche centrali, che stanno diversificando le riserve. Sono fattori in buona parte già incorporati nel prezzo attuale.

Le indicazioni più condivise suggeriscono una quota contenuta, con funzione di ammortizzatore. La percentuale precisa dipende dai tuoi obiettivi e dal tuo orizzonte temporale, e va definita nel quadro complessivo del portafoglio.

I contenuti di questo articolo hanno finalità divulgative e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata. Le decisioni di investimento richiedono un'analisi della tua situazione individuale. Investitore Efficace è un percorso di educazione finanziaria affiancato da consulenti indipendenti certificati OCF.