"Conto al 5%!" I cartelloni e le pubblicità online di queste offerte attirano l'occhio, e l'idea di far fruttare i risparmi senza rischio è seducente. Prima di correre ad aprire il conto, però, vale la pena fare due conti veri, perché tra il numero in vetrina e quello che ti resta in tasca c'è una bella differenza. Vediamola, così sai sempre cosa stai guardando.
Il tasso pubblicizzato è sempre lordo
La prima cosa da sapere è la più importante: il tasso che vedi reclamizzato è sempre il tasso lordo, cioè prima delle tasse. Il rendimento che finisce davvero sul tuo conto è un altro, più basso, e si ottiene togliendo due voci.
La prima è la tassazione sugli interessi, che per i conti deposito è del 26%. La seconda è l'imposta di bollo dello 0,2% annuo sulle somme depositate. Sono due prelievi automatici che riducono il rendimento reale, e che la pubblicità non mette mai in primo piano.
Quanto rende davvero un conto al 4-5%
Facciamo i conti con un esempio concreto. Metti 10.000 euro su un conto deposito al 4% lordo per un anno.
Gli interessi lordi sono 400 euro. Da questi togli il 26% di tasse, cioè 104 euro, e l'imposta di bollo, 20 euro. Ti restano circa 276 euro netti, pari a un rendimento reale del 2,76%. Quel "4%" della pubblicità, nella realtà, è poco meno del 3%. Se in quel momento l'inflazione viaggia intorno al 2%, il guadagno vero, quello che aumenta il tuo potere d'acquisto, si riduce a una manciata di euro.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Capitale | 10.000 € |
| Tasso lordo | 4% (400 €) |
| Tassazione 26% | − 104 € |
| Imposta di bollo 0,2% | − 20 € |
| Guadagno netto | ≈ 276 € (2,76%) |
Le condizioni che si nascondono nel tasso alto
I tassi più alti, quelli che sfiorano o superano il 4-5% lordo, quasi sempre arrivano con condizioni precise che è bene conoscere prima di firmare.
Spesso sono vincolati: i soldi restano bloccati per uno o più anni, e svincolarli prima può comportare penali o la perdita degli interessi. A volte sono promozionali: il tasso alto vale solo per i primi mesi o solo per "nuova liquidità" mai depositata prima in quella banca. In altri casi i tassi più generosi sono offerti da istituti meno solidi, che cercano di raccogliere liquidità a ogni costo: vale la pena verificare sempre l'adesione al fondo di garanzia dei depositi, che tutela fino a 100.000 euro per intestatario.
Quando ha senso un conto deposito
Detto tutto questo, il conto deposito non è una cosa da evitare: è uno strumento utile per il suo scopo. Quello scopo è parcheggiare in sicurezza la liquidità di breve periodo, il fondo di emergenza o i soldi destinati a un obiettivo vicino nel tempo, ottenendo un piccolo rendimento in cambio.
Quello che il conto deposito non è, è uno strumento per far crescere un capitale nel lungo periodo. Per quell'obiettivo, un rendimento netto che fatica a battere l'inflazione non basta. La regola pratica da portare a casa è semplice: prima di scegliere un conto, calcola sempre il rendimento netto e confrontalo con l'inflazione del momento. E ricorda che ogni euro va messo nel posto coerente con il suo scopo: la liquidità di breve nel parcheggio sicuro, il capitale di lungo periodo in un piano di investimento diversificato. Capire come dividere le due cose nella tua situazione è un ragionamento che vale la pena fare con metodo e con una guida indipendente.
